Il collezionista di ricordi

Ieri ho ceduto. Ho partecipato a una di quelle riunioni di famiglia che cerco sempre di evitare. Ho ceduto, non so perché, forse per gli 80 anni di mia zia, non si compiono mica tutti i giorni. Ero forse curioso di vedere come si arriva a 80 anni? Allora ne ho di tempo. Ho ceduto perché l’alternativa sarebbe stata lavorare, sì anche di domenica e forse perché la solitudine di questi ultimi mesi è davvero troppo imperante.

Alla fine sono tornato ad un paese che non vedevo da anni. Forse l’ultima mia visita risale ai tempi del servizio civile, eoni fa. Sta di fatto che, passeggiando per la piazza principale, mi sono sentito un turista, in grado di meravigliarsi, seppure per qualche secondo. Poi tutto è cambiato quando le assenze,che mi ricordano perchè quel paese, nella mia memoria, è diventato Senzadio, cambiando una lettera per cambiare tutto, hanno cominciato a farsi sentire. Non c’è più il gelataio, non c’è più l’amica di mia cugina che aveva un debole per me e non c’è quel vecchio gracchiosissimo stereo acceso che, con la sua musica classica in vinile, accompagnava le mie antiche domeniche primaverili…

Sono anche tornato allo stadio e ho visto che in qualche modo il legame di sangue con quella squadra continua, i cui colori erano prima il giallo e il verde, mentre ora giustamente sono neri. Proprio su quel campo feci una delle mie prime scelte. Era una vita fa, calciando un pallone di cuio stracciato. La sfera imperfetta finì sulla traversa, ricordo ancora il suono sordo dell’impatto esploso nel silenzio di un campetto di periferia alle soglie del crepuscolo. Fu proprio lì che decisi di diventare un collezionista di ricordi…

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Why Kerouac Matters

Why Kerouac Matters è un libro che sto leggendo, al mattino, in questo particolare momento della mia vita. Il momento è particolare di suo perché posso leggere solo al mattino. In realtà ho, a volte, un’oretta anche alla sera, ma preferisco leggere dei fumetti perché la mia attenzione dopo 10 ore di pc è in fase decisamente calante.

Ad oggi, 22 gennaio 2013, non ho fatto molte cose importanti. Ho mandato delle mail e non ho ricevuto risposta.
Sono andato alla messa in ricordo di un mio amico scomparso. Ho finito di leggere un libro, il primo dell’anno, la biografia di Adam Mickiewicz pubblicata da quel mirabile editore che era Formiggini.

Giro e rigiro il mio pensiero attorno alle tre o quattro questioni fondamentali del mondo occidentale, a volte riesco a trovare anche un quinto problema tutto mio, ma solo se sono particolarmente profondo, altrimenti le giornate si susseguono identiche tra loro, una dietro l’altra, senza risposta.

Poi scopri che Keroauc è importante, più di quel che pensavi.

Campi Bianchi

A Natale mi han regalato una lavagnetta, di quelle riscrivibili. Mi hanno regalato anche altre cose in realtà, ma questo oggetto mi ha particolarmente colpito. Adesso è appesa lì, nella mia postazione lavorativa…c’è il francobollo polacco di Witkiewicz, da 10 zloty, la cartolina svedese con le renne on the road, i miei appunti su Mickiewicz, su Walking Dead, Californication e il Dottor Who, per dovere di cronaca posso dirvi che ho ricevuto anche il cacciavite sonico dell’undicesimo dottore… La prima cosa che vi ho scritto sopra (è più forte di me, se vedo un foglio bianco sono pronto a scriverci, se ne vedo più di uno mi blocco, in questo momento infatti vivo da scrittore con la s minuscola, la penna a secco e la tastiera a riposo, ma cambierà, forse) è stato un semplice Auguri, nulla di più. Oggi già vi campeggia in tinta blu l’appunto di un’idea, o per meglio dire l’abbozzo di un’idea che si è affacciata nella mia mente confusa alla Vigilia di questo Natale. Come dicevo prima la mia mente è un po’ confusa al momento, indecisa su alcune cose da farsi. Certo ho vissuto momenti migliori, ma ne ho attraversati anche di parecchio peggiori. Non ho una direzione specifica ma solo qualche punto di riferimento. Non ho amore ma ho le sue devastazioni, non ho libertà ma vivo la sua assenza. E a questo punto, con questo primo post qui, mi vien da chiedere se anche questo blog non è una lavagna magnetica?

Bianche Maledizioni

Queste terre sono piene di morti, sono terre concimate, nutrite del dolore e del pianto di secoli di un’umanità sconfitta.  Sono terre calpestate dai piedi dei miei diretti antenati in uno schifoso passato non molto diverso dal mio futuro attuale.

Quella che segue è una storia qualunque di un relitto colpito e affondato nella battaglia degli eventi sociali, all’ombra delle più redditizie cronache mondane. Questa storia spero che piombi sulle vostre interiora coscienti, sui profili delle vostre identità clandestine come una degenerata nebulosa inquinata dai suoi vizi astratti e nei difetti diretti e fin troppo ereditari. Ben troppo presto però si rivelerà a voi nel suo non essere, non essendo, non so dirvi bene cosa non sia e non sta a me dirvelo, confessione a parte di quel che è.

La mia storia è la peculiare storia di un’univoca impossibilità esplicativa di fronte al vostro mondo.  Di quella stessa impossibilità intrinseca che esplode diventando arroganza nella chiara e arretrata mentalità metafisica europea.

Sapete che non lo avete mai saputo e ve ne fregate sapendo che il successo si ottiene in altri modi e quando leggete, sempre ammesso che voi ne siate ancora in grado visto che siamo una specie a parte relegata negli angoli delle pagine, pensate ad altre menti, seguite stereotipati modelli a clichè mediatico d’informazione da terza classe.

Ho appreso che è impossibile spiegarvi la particolarità di una terra che la neve lega al cielo rendendola schiava, vittima del suo volere candido quanto dispotico. Per voi è un estremo fastidio se nevica o è solamente l’occasione per indossare quel paio di anfibi o di stivali griffati e contro firmati che avete pagato una cifra immensa e, che  per forza, ora di fronte al cospetto di una coscienza consumistica a rate, ne giustificare l’acquisto.

La neve bombarda le città rendendo  il paesaggio un’unica spianata dove lo spazio tra cielo e terra è unito nel cadere giù.  Ero lasciato per colpa vostra sempre in sospeso e per vendetta o per ripicca ero solito lasciare sempre in sospeso tutto a guardare in giù tra tanto bianco.
Il Monferrato è quel tipo di territorio che rigetta al mondo persone come me e poi le tiene strette a sé, prigioniere tra colline a forma di capezzoli descritti nelle pagine di Pavese. Ma oggi nevica, neve del cazzo, anche se da queste parti ogni tanto vista la vicinanza e la conseguente sfera di influenza si dice belin, e penso a tutto ciò sotto la neve che diventa un macilento fango bianco legante la terra al cielo in una serie eterea di ricordi evanescenti.  Fitta neve degli eterni inverni di qui, nelle terre effimere di racconti precedentemente già ascoltati.

La neve…la guardo scendere giù e sento un desiderio nascere in questo mio me. Avrei voluto chiedere a ogni fiocco se anche lui o lei…calando giù nel valzer androgino dei fiocchi di neve….ma cosa cazzo volete che se ne importi a un fiocco di neve, o a chi l’ha creato, di tutte le divisioni superficiali che ci scambiamo qui tra noi  nell’inferno celeste che è il nostro piano esistenziale.
Altro che Swedenborg e se non avete capito, prendete un diavolo di libro in mano ogni tanto oppure fermatevi ad aspettare davanti alla tv sperando che sua emittenza Gerry Scotti faccia qualche domanda al riguardo nella sua gara a tappe dei peccati capitali. Da piccolo avevo pure avuto una mezza idea di continuare la mia carriera di scrittore ma avevo realizzato fin da subito la differenza tra letteratura e libricesso, termine che potete pure leggere tuttattaccato creando un neologismo neo realista.

 

 

No, non era invidia, non è sinonimo di invidia, al massimo di sconforto quello sì, di quello sconforto che assale tutti le persone disarmate di fronte alla vastità del mondo e di fronte a quell’egoismo disarmante dell’uomo, a suo dire civilizzato, dai grandi saperi dell’occidente economico: fottere tutto e tutti sempre.

Musica e nuvole

Oldies, not goldies, but working progress…

Francesco Landini alzando gli occhi al cielo sentiva l’odore delle terre bruciate di Siena e ascoltava i rumori delle campagne toscane che accompagnavano quei sette segni sulla sua patente di guida o licenza di guida come il nuovo mondo aveva portato sotto i suoi occhi.

Il sole toscano, che lui non aveva mai visto ma che era stato tolto in dono da suo padre, venne schiantato dalla voce energica del poliziotto o uomo polizia che dir si voglia.

“Mister Landini sono 58 dollari di contravvenzione”.

Il signor mistero Landini, pensava tra sé e sé, perché proprio tale ammontare, perché una cifra tale di certo elevata ma non così cospicua, era riuscita a cancellare quelle sensazioni paterne in un secolo di secondo.

Quindi pagò, estrasse, qualche banconota dal portafoglio regalo di madre, soldi di taglio differente tra lorofino a raggiungere l’ammontare che il nuovo mondo esigeva per affermare la sua identità sovrastando la dimensione del vecchio mondo.

Rimise in moto il motore, scoppiava il motore così come lui era scoppiato dentro da una vita.

Un lavoro da mantenere, una posizione sociale da difendere, una ex moglie da dimenticare e dei figli da proiettare nel futuro e lui , lui che cosa desiderava davvero?
Questo tale senza legami continui questo mistero di adozione.

Succede, o almeno tutto era successo perché all’età giusta aveva fatto la scelta sbagliata: avevo messo su famiglia invece di perdersi per il mondo.

Ricordava adesso mettendo su un brillante cd nel suo stereo da macchina.

Un oggetto così lucido e liscio che poteva riprodurre il canto trapassato dei Ramones…che mondo assurdo pensava, perché sia  Joey che Dee Dee non avrebbero mai apprezzato tanta perfezione…

Traccia numero 4, qualche linea, bit, segnale digitale…tutto ma proprio tutto creava un mondo di ricordi

Don’t go baby don’t go…

Una storia di amore finita alla maniera dei Ramones, veloce e riffata, non che lui fosse un esperto di musica e nemmeno di amore, ma a quel concerto ci era andato.

Una delle poche cose buone della sua vita visto che se lo ricordava ancora.

Uno di quei concerti che ti danno la grazia del mondo e l’energia della terra, che ti mostrano qualcuna delle linee interplanetarie delle volontà ancestrali

Don’t go  don’t go

Era una vita.
Aveva la sua vita.
Doveva…
Basta, tutto era passato a pensare al presente.

Erano andati loro, i Ramones, se ne erano andati, se ne era andata sua moglie con quel giamaicano…e i suoi figli persi nella gerarchia scolastica del nuovo mondo…

Non aveva altro da fare che estrarre il cellulare e accostare la macchina.

Pur munito di vivavoce aveva deciso di munirsi di pace per questo atto

Compose un numero e una signorina gentile per professione rispose, pochi preamboli e un biglietto aereo per l’indomani aveva stampato sopra quelle sette lettere che profumavano di Toscana.

“Hello”

“Ciao Francesco sono Hernan”

“ Oh si dimmi”

“ Ti volevo ricordare per domani l’incontro con Mr Mildford”

“ Ah, l’affare Mildford”

“ Si ricordati di quanto sia importante per noi come cliente”

“ Domani hai detto , Hernan?”

“ Si, Francesco, domani”

“ Domani non posso”

“ Come non puoi? È un mese che tratti quella commissione”

“ Ho cose più urgenti da fare”

“ Guarda che allora do la provvigione a Nielsen”

Uno sguardo fuori al nuovo mondo era l’unica azione perfetta che poteva accompagnare l’azione di girare il pulsante per alzare quel volume digitale dello stereo in macchina, così gonfiando la vita, selezionò la traccia numero tre

The kkk took my baby away

“ Francesco , il kkk ? Ma non era scappata con quel giamaicano”
Sentiva i ridolini di Hernan dall’altra parte del telefono, dall’altra parte del mondo,.quella particolare posizione geografica dove i furbi pensano di essere salvi da tutto.

Non c’erano nuvole in cielo ma la testa di Francesco era piena di pensieri oscuri, anche altrui…

“ Bravo , oltre a tua moglie dai pure la commissione di domani a Nielsen” e attaccò la telefonata, accelerando per dirigersi verso  casa.

Hernan attaccò il telefono e seccato se ne andò a bere un cocktail, quasi dello stesso valore della moglie.

Nielsen che invece non sapeva nulla dell’accaduto era nel letto di Hernan con la moglie di Hernan

Mr Mildford fu invece ricoverato all’ospedale per una indigestione.

Il dottore che lo ricoverò era uno di quelli che ai concerti cantano sempre Free Bird…

Things just couldn’t be the same
‘Cause I’m as free as a bird now
And this bird you can not change
And the bird you can not change
And this bird you can not change
Lord knows, I can’t change

Lord help me, I can’t change

Lord I can’t change
Won’t you fly, free bird, yeah