Nel frattempo a Napoli

Il sole, padrone del lungomare, scolpiva a dure pennellate coi suoi raggi dorati  il classico e famoso “panorama da cartolina” che ogni giorno veniva spedito, tramite le poste Reali a migliaia di copie, dalla Capitale verso ogni remoto angolo del Regno delle Tre Isole, richiamando così di ritorno milioni di turisti, che vi arrivavano come piccole e frenetiche onde di vita provinciale destinate a infrangersi al cospetto delle meraviglie naturali e architettoniche della Capitale.

 

Mille riflessi di luce ondulata, tutti diversi nel loro unico attimo di presenza, segnali di paradiso che splendevano al cospetto del sovrano sole su quella sottile lastra azzurra composta dall’unione del cielo e del mare senza che nessuna debolezza proveniente dell’ orizzonte potesse anche solo pensare di  interrompere la maestosità di quel dominio.

 

Di fronte a questo immenso arazzo naturale, magistralmente intrecciato dai preziosi raggi del disco solare, si restava tutti a bocca aperta come ben sapeva il cocchiere reale numero di matricola 324, Antonio Esposito, ultimo discendente in ordine cronologico di una rispettabilissima famiglia sempre distintasi in questo mestiere da generazioni.

 

Esposito aveva ricevuto l’incarico di andare a prendere alla stazione centrale Philip Hackert,il neo panoramista ufficialmente appena nominato in carica che andava a prendere il posto del buon Cerulli, appena ritiratosi a studio privato dell’arte del panorama. Ad accompagnare Hackert in questa sua nuova avventura ricca di promesse c’erano la moglie e il figlio, giustappunto i tre elementi concessi alla famiglia anglosassone dal decreto di Benevento, decreto che legiferava quanto segue:
“Ai nuovi cittadini nati nella terza Isola del Regno sarà permesso comporre e formare nuclei familiari di non più tre elementi. La registrazione della famiglia sarà sottoposta al censimento ufficiale del Regno e sarà sì vincolante il legame del sangue ma senza distinzione di razza, di educazione, di ceto, di religione o di sesso alcuno”.

Gli scrittori non famosi, non ancora famosi o mai famosi, quando si incontrano parlano di

Recentemente ho fatto qualche presentazione in giro, non molte a dire il vero, ma grazie a ciò ho avuto modo di incontrare altri scrittori, di cui non farò il nome per salvaguardare la loro privacy, almeno quella. Ed è proprio da questi fortunati incontri conviviali e culturali che nasce l’idea, oltre che dal ben più famoso post di Jami Attenberg, autrice dei I Middlestein, libro che consiglio, di questo pezzo, cioè “Di cosa parlano gli scrittori non famosi, non ancora famosi o mai famosi, quando si incontrano”?

Gli scrittori non famosi, non ancora famosi o mai famosi, quando si incontrano parlano di:

– Come si fa a pubblicare con un grosso editore?
– Nessuna risposta

– Perché quello pubblica con un grosso editore?
– Ipotesi varie con cui ci si potrebbero scrivere almeno 200 o 300 romanzi di successo

– Hai visto come scrive bene TizioCaioesempronio?
– Non lo si dice, ma si pensa che sia un suo amico

– Sei ingrassato
– Gli anni passano

– Sei dimagrito
– Sono i problemi

– Grandi classici della letteratura che nessuno ha letto
– Avessi più tempo li leggerei

– Best seller e fenomeni letterari del momento che nessuno ha letto
– Non ho voglia di sprecare tempo con questa roba

– Una volta qui si mangiava meglio
– C’eravamo già stati?

– Il mio prossimo libro sarà su…
– Interessante…

– A che serve continuare a sforzarsi se non si arriva da nessuna parte?
– Sai fare altro, tipo far saltare un cane in un cerchio di fuoco?

– Serve a qualcosa partecipare ai concorsi?
– Quelli della posta?

– Salutami X
– X è morto/a – X mi ha lasciato/a – X pubblica con Feltrinelli, Mondadori ed Einaudi, tutti insieme ora

– Stranamente si parla poco di calcio

– Smetto di scrivere…

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squarci di solitudine

Ho squarci di solitudine
illuminanti la condizione dell’oggi
riverberi universali di convivi

Generose collettività
oscurano la mia identità
nel sociale si ispira

senza clangore nell’espirare
senza remore nell’espiare