Esiste sulla terra una città meravigliosa, abitata dalle persone più passionali al mondo. In questo luogo esiste una sola fede, quella per la nostra maglia. Fra i colori per la città la si può trovare ovunque, è stata tessuta sulla pelle, memoria indelebile di una passione travolgente. Ci ha saputo entusiasmare, versare lacrime amare, urlare di gioia. Ma ci ha sempre fatto battere forte il cuore. La maglia ha sempre accompagnato la propria gente perché è la gente che da sempre ne canta la propria storia. Questa maglia ha un solo colore e non cambierà mai. Noi c’eravamo nei momenti più bui e ora siamo tornati perché chi ama non dimentica
Hunter Thompson e il senso della vita

“La vita non dovrebbe essere un viaggio verso la tomba con l’intenzione di arrivare salvi, con un un corpo in forma e ben conservato; al contrario dovrebbe essere arrivare derrapando di lato, in una nuvola di fumo, completamente sciupato, distrutto e proclamare ad alta voce: “Caspita! Che viaggetto!”
Philip K. Dick e la costituzione
L’Esegesi di Philip K. Dick è l’opera di un autore che dedicò tutta la sua esistenza a mettere in discussione la natura stessa della realtà e la sua percezione, la malleabilità dello spazio e del tempo, il rapporto tra l’umano e il divino. Correva l’anno 1974, e Dick aveva già pubblicato romanzi come La svastica sul sole, Ubik e Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, quando inizia a vivere intense e laceranti esperienze trascendentali, raccolte in più di ottomila pagine di appunti, dattiloscritte e manoscritte per tentare di documentare il suo tentativo di comprendere quello che lui chiama “2-3-74”.
A pagine 60 di questa sua opera troviamo scritto quanto segue:
“Le garanzie costituzionali del nostro Paese sono state sospese da un po’ di tempo, ormai, ed è iniziato un attacco alla struttura dei controlli e degli equilibri del governo. La repubblica è in pericolo; la repubblica è in pericolo, lo è da diversi anni e adesso si è ridotta quasi a un’ombra di sé stessa, che funziona a malapena. Credo che se la stiano spartendo nella mente, decidendo in questo momento chi siede dove, per sempre. Di fronte a questo nessuno si accorge che virtualmente ogni cosa in cui credevamo è morta.”

Lem, Google e Doodle, un omaggio allo scrittore polacco
Lem, Doodle e Google. Ora vi ripropongo qualcosa del passato recente, dell’archeologia della nostra epoca digitale, che merita sicuramente di essere recuperata e per farlo vi basta semplicemente cliccare semplicemente qui. Nel giorno del Black Friday, dell’acquisto compulsivo, della continua svendita di merci che tolgono valore al lavoro e alla fatica dell’uomo, vi invito invece a fare dei click alternativi coi vostri mouse e mousepad. Google, a suo tempo, dedicò un bel gioco grafico di logica al genio letterario di Lem dove il protagonista era Ijon Tichy, nella figura dello scienziato spettinato impegnato a sfidare intelligenze robotiche a furor di logica.

Stanislaw Lem è nato a Lwów (Leopoli, oggi Ucraina ma all’epoca Polonia) nel 1921. Le sue straordinarie opere narrative, tradotte in trenta lingue, hanno una diffusione superiore alle venti milioni di copie, travalicando ogni definizione di genere. ricordiamo Solaris (1961), Cyberiade (1965), I viaggi del Pilota Pirx (1968), e Il congresso di futurologia (1968) sono solo alcune delle sue opere più famose che nel 1977 gli valsero la candidatura al Premio Nobel per la letteratura. Aveva deciso di interrompere la sua carriera di scrittore nel 1987. Lem è sicuramente stato lo scrittore di fantascienza, di lingua non anglofona, più famoso al mondo. Nelle sue opere ha analizzato l’impatto delle innovazioni tecnologiche e delle scoperte scientifiche nella vita quotidiana nell’uomo, presentandone anche gli effetti nel suo aspetto sociale e antropologico. I suoi scritti fantascientifici possono infatti essere letti come testi filosofici dedicati ai primordi delle’intelligenza artificiale, dello sfruttamento delle risorse energetiche e della biogenetica.

“Così quella finì per essere una delle mie avventure e uno dei viaggi più interessanti. Nonostante tutte le difficoltà e le sofferenze che mi aveva procurato, ero contento che fosse andata così, perché avevo riacquistato la fede nell’onestà innata dei cervelli elettronici, che era stata sconvolta dai malversatori cosmici. Certo che è una bella consolazione sapere che solo gli esseri umani possono essere delle canaglie”.
Condividere e dare: Trump più umano dell’umano
Scrivo questo in memoria di me. Questa è la formula che uso per gli avvenimenti importanti. Donald Trump è il 45esimo presidente degli Stati Uniti. I presidenti americani io li ho vissuti da Jimmy Carter in poi quindi ho visto, da lontano, anche i due Bush, quello senior e quello junior perché l’America è anche questa e molto altro. Ad esempio, nella giornata di ieri gli utenti di Spotify hanno potuto ascoltare un messaggio audio di Obama, il 44esimo presidente, che invitava gli elettori ad andare a votare. Già l’America è anche questa, il paese della tecnologia e della scienza, dove, come dice Michael Moore, se si potesse votare dalla playstation o dalla XBox,si avrebbero risultati diversi. Ma la realtà è un’altra, la realtà è la passione che viene sempre più a mancare e lascia il posto alla fame. L’occidente sta affrontando i morsi dell’appetito mentre il resto del mondo ha sempre sofferto la fame. Il lato occidentale del mondo si destabilizza già a queste prime solleticazioni ed è purtroppo vero, è semplicemente così. Siamo impreparati ad affrontare una crisi, ricorriamo a procedure, a improvvisazioni, o ad alzate di spalle fataliste. Si diceva di passione che manca, i giovani non vanno a votare, manca la passione politica e quelli dell’età di mezzo, spersi nel virtuale come improbabili eroi della terra di mezzo vorrebbero togliere il “voto agli anziani perché non vivranno il futuro”. Ma è una cosa che già si è sentita ai tempi della Brexit e che forse risentiremo dopo l’esito del referendum renziano da “O la va o la spacca”. Questo si legge in rete e vale per tutte le democrazie. A parte che discriminare per età è pur sempre una discriminazione, io ricordo bene la passione che ci mettevano gli anziani a venire a votare nel mio seggio quando facevo il segretario, cosa che nei giovani mancava. Poi è anche vero che in una società che affronta le emergenze a procedure, a balzelli e a tentativi, l’esperienza e le saggezza non contano. Non conta nemmeno il fatto che i nostri “vecchi” hanno dato, mettiamola come volete, 40 anni di contributi ad esempio, ma è solo un esempio, educazioni universitarie ai figli, sacrifici, case e risparmi, sì, hanno dato e quello che vorrebbero fare i figli edonistici è togliere. Siamo una società che non sa dare, che nasconde il caporalato digitale dietro alla share economy, che ricicla termini come condivisione, perché la cosa, come la politica, deve restare in comune, cioè io un piede dentro ce lo devo tenere, non posso mica solo dare. Così sembra strano che Trump nel suo discorso non ringrazi la famiglia, la moglie e i figli, ma perché dovrebbe farlo? Per far vedere che è la solita solfa? Che la politica è famigliare, peggio che una station wagon usata? Sorrido mestamente mentre ricordo che in America, negli anni, gli insegnanti di colore sono stati decimati, non vi fa pensare questo? Strano, vero? L’educazione americana è stata riformata anche così, dai Bush a Trump e si dà la colpa ad Obama. I disastri si sedimentano nel tempo, non esplodono a caso. Trump è uno che ha parlato con la gente, Hillary no, lei parlava alla gente. Questa è la differenza. Trump è andato nelle fabbriche a parlare, mentre Hillary aveva l’endorsement di Madonna e del sesso orale, e per carità a parlare di sessismo in questa occasione, va tutto bene se i Wasp politicamente corretti giocano boccacescamente. Siamo così chiusi nei nostri altari, pulpiti di Facebook a predicare che non sappiamo più parlare con la gente, ascoltare le loro paure e cercare di sollevare le loro ansie, per noi è meglio condividere che dare e questi sono i risultati. Trump non condivide le paure di nessuno, non condivide le ansie, ma dà, o perlomeno ha dato, sentimenti, emozioni, passione, contrastanti vero, ma è stato più umano dell’umano. E in chiusura vi dico che quello nella foto, no, quello nella foto non è Donald Trump
