Abbiamo già vinto

Sono in giro su questa pianeta, per i suoi quattro angoli per me eurocentrici, da più di una trentina d’anni ormai, e per quasi la totalità di questo tempo sono sempre stato grasso, si può dire grasso o vi offendete? Dentro di me pensavo che la gente magra fosse più felice di me, poi ho cominciato a perdere chili per un motivo mio personale ma non mi sono ritrovato di sicuro più felice. Non voglio lamentarmi, solo che immaginavo tutto in maniera differente. Immaginavo che potesse esistere un tipo diverso di felicità, a me preclusa, lontana dagli sguardi distratti della gente concentrata sulla bidimensionalità di questo mondo, ma nulla. Il segreto della Felicità è ben altro… Da europei occidentali, cresciuti in un arco di tempo edonista, siamo stati portati a credere di meritare la felicità, di essere nati per essere felici, ma la verità è che la ricerca della felicità è la felicità. Ironicamente, ogni giorno, la felicità ci esplode in faccia, ma noi la ignoriamo, cercandola, e quando ce ne accorgiamo, quei pochi momenti felici sono già diventati ricordi. La felicità non sta in una bottiglia, nel fumo, in uno shottino, in un ballo, in una scopata, in un bacio, in un orgasmo ecc…ma è il contrario, tutte queste cose possono stare in una felicità. Non c’è mai fine, non c’è confine, non è che oltrepassando una linea si diventa felici. Anche quando tutti i vostri sogni più selvaggi diventano reali, continuerete a seguire la felicità.

Ma quando la inseguiamo siamo felici, la vita è un viaggio, non una destinazione così se l’idea della felicità è grandiosa, è la ricerca della felicità che ci porta la felicità. Perdonatemi se vi ho appena confessato un’ovvietà, ma qualche volta è bene ricordare alle persone che hanno già vinto

Stranieri in comunanza

Loro sono “Lo Straniero”, gruppo musicale che io non voglio definire emergente. Non amo le etichette, di nessun genere, ma adoro la musica e amo la letteratura. Lo Straniero riesce a combinare egregiamente questi due elementi e per questo primo motivo ve li segnalo. Non per piaggeria ma perché meritano. Che dire, ne è passato di tempo da quando io e Giovanni giocavamo a 22 con i super tele di plastica gialla cercando di non rompere vetrate e di non fare troppo rumore con le pallonate. Di viaggi ne abbiamo fatti tanti, anche non insieme, ma sempre legati da una fratellanza di doppie origini. Non per niente “non mi riconosco a Varsavia” ma mi riconosco “Sotto le palme di Algeri“. E la letteratura? Beh, il gruppo prende nome dall’opera omonima di Camus, io nel mio piccolo posso dire di aver influenzato il tutto con “Angeli sulla punta di uno spillo” di Druznikov. Ora per la Tempesta records è uscito il loro dico…c’è da aggiungere altro? Ottimi testi, ottima musica, un grande viaggio: ascoltateli!

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I Cavalieri che non fecero l’impresa, secondo Gabriele Ottaviani di Convenzionali

Gabriele Ottaviani scrive la recensione de i Cavalieri che non fecero l’impresa su Convenzionali:

Ecco un breve estratto, potete leggere la recensione completa al link precedente:

Magnifico e geniale, verrebbe da dire, se non risultasse un po’ troppo altisonante. Ma in effetti non paiono esserci definizioni più azzeccate dopo aver letto con gioia questo romanzo che gioca con la lingua, la letteratura, la storia, il mito, la leggenda, l’ironia di un mondo che si crede tanto serio ma in realtà è solo misero e buffonesco. Sembra il palazzo di Cnosso a Creta, un labirinto vero e proprio, la trama di questo romanzo, perché a ogni angolo si pare un bivio, una possibilità, un gioco che gioco non è. L’arte, la guerra, l’amore, la storia: i grandi temi ci sono tutti, e non per far numero. Ogni cosa, qui, infatti, ha un senso. E non è così frequente.

Mea Culpa

mea culpa,
mea culpa,
mea maxima culpa
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Oggi mi sveglio con il naso di traverso, per dire, il blog ha qualche visita in più ma questo successo è una vittoria di Pirro perché i commenti sono tutti spam riguardanti il viagra canadese. Esiste un mondo là fuori, in Canada, dove perfino il Viagra è diverso, blame Canada, per dirla alla South Park, ma torniamo a noi, o meglio a me è alle mie colpe.

Il concetto di mea culpa è molto latino, perfino un presidente americano come John Fitzgerald Kennedy, sì il primo presidente cattolico degli Stati Uniti, sì, quello ucciso dal proiettile magico di Dallas, ne è stato influenzato. Se vogliamo il suo Ich bin ein berliner, il suo chiamare in causa le responsabilità personalità, discende proprio da lì, da quel suo particolare tipo di formazione che poi è anche la mia…

Eppure quando andavo a scuola la colpa, per tutti, era della società, ma le cose cambiano e siamo arrivati al gramellismo. Ora su FB leggo sempre più status dove viene precisato che la colpa é nostra. Quindi, di conseguenza, anche mia, ma il buonismo spiccio mi disgusta, era troppo semplice allora ed é troppo semplice ora, bisogna trovare le cause, capire le colpe, non fare melassa mediatica che fa tanto peace and love ma serve a nulla. Che senso ha scrivere in una bacheca con più o meno seguaci, la colpa è nostra e poi tornare a fare le solite 4 cose? Magari intervallando il tutto con post delle vacanze e marchette per amici? Sì, la colpa è nostra.

In Italia poi, come fa notare Massimo, la colpa è nostra un par di p****. Sono trent’anni che la nostra generazione è la cavia per gli esperimenti sociali. E il precariato, e gli stage, e la flessibilità, e il rimodulamento delle pensioni, e sti c****! Già, a detta loro avremo dovuto imbracciare armi e fucili e andare a fare la rivoluzione? O avremo dovuto incrociare le braccia e disertare tutto bloccando il paese? Questa è la nostra colpa? Permettere a qualcuno di stare tranquillo?

Tra le altre cose, le colpe nostre avvistate oggi: mancato quorum, naufragio profughi, Renzi al governo, si legge poco… Se volete segnalatemi altro, non é questione di mancanza di sensibilità, ma di offuscamento della realtà, sentitevi liberi di farlo perché come diceva qualcuno, forse è meglio non starci più a questo gioco

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mea culpa,
mea maxima culpa
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Con l’acqua non si scherza- Fabio Izzo

Cracovia, lunedì 18 aprile 2016

Il referendum sulle trivelle è appena naufragato, il quorum è rimasto un’ isola del tesoro, lontana, irraggiungibile, ma non riesco ancora a non pensare che no, non l’acqua non si scherza, come in un certo modo hanno fatto alcuni miei compatrioti qui, in questa nazione lontana. “No, non ho votato, tanto trivellano al Sud”. Non sono mancate frasi come queste di noncuranza totale, da disarmo immediato di fiducia nell’umanità. Trivellano solo al Sud, perché il mondo, l’ecologia, l’ambiente, funziona tutto come nelle loro menti? A compartimenti stagno?A scuola non studiano nemmeno più il ciclo dell’acqua?

Ve lo ripropongo qui, a livello generale, giusto per far capire di cosa stiamo parlando.

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Ma mi voglio illudere, voglio illudermi ora che, contrariamente a quanto molti possano pensare, l’effetto farfalla possa anche essere positivo, che, una buona azione, o almeno un’azione sensata, possa portare a qualcosa di buono, smuovere qualche coscienza.

Nel mio ultimo romanzo “I cavalieri che non fecero l’impresa” l’acqua ha un peso specifico narrativo determinante, infatti è lì, sulle rive del nostro Bormida o della nostra Bormida (la lingua italiana ci permette di avere questo nostro magnifico fiume che tante ne ha passate, sia al maschile che al femminile) che ho descritto l’incontro del protagonista con Calliope. Lì, in riva alla Bormida, il corso d’acqua più amato dagli acquesi, si è rifugiata la musa della letteratura, lì e non altrove. Lì dove la storia acquese scorre da sempre placidamente segreta al mondo.

Per questo motivo ho sposato con entusiasmo l’operazione indetta da Sezzadio Ambiente, che neanche a farlo apposta vuole il naso di tutti noi, per non farci prendere per il naso, quindi questo blog il Naso di Fabio Izzo cadeva a fagiuolo per avere la goccia al naso perché è giusto ricordare che No, con l’Acqua non si scherza e non si deve assolutamente scherzare.

“50 mila sono le persone che bevono attualmente dalla falda che é in pericolo.
250 mila sono invece le persone che la stessa falda di acqua potrebbe alimentare in base alle sue potenzialità.
sezzadio.ambiente@libero.it : questa é la mail a cui mandare la tua foto (possibilmente su sfondo bianco) per partecipare e sentirti parte del meraviglioso fiume di gocce pulite che si sta formando.”

 

Ho visto con piacere che in molti hanni già aderito, politici locali, Vigili del Fuoco, persone comuni, persone che ogni giorno vivono sul nostro territorio, lo amano e lo difendono perché vogliono ancora abbeverarsi delle nostre storie.

Io ci ho messo il mio naso, voi almeno pensateci, un saluto.

 

Per saperne di più leggete l’articolo su RadioGold.it

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